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‘Una nuova famiglia italiana’ 

di Giorgia Rocca

 
I coniugi Myladoor mi ricevono nel loro negozio “le Spezie del Guru” , che riprende il nome del loro ristorante “il Guru” appunto, uno dei primi ristoranti indiani nella capitale, nato circa 20 anni fa quasi per caso, su consiglio di alcuni amici della coppia. Sono entrambi molto gentili e parlano molto bene l’italiano, d’altra parte vivono qui da trent’anni, qui si sono conosciuti e hanno messo su famiglia. Tra loro si intuisce una grande complicità e una altrettanto grande stima reciproca. L’atmosfera è gialla e speziata.  
Nancy e Thomas sono entrambi laureati in medicina, lei di lauree ne ha addirittura due (l’altra è in biologia) più un diploma da infermiera conseguito in Germania prima di arrivare in Italia. Nancy si è laureata in medicina a Pavia ed è poi tornata in India per approfondire gli studi di medicina ayurvedica. Qui a Roma ha uno studio dove segue i suoi pazienti mettendo a frutto tutte le sue conoscenze. Thomas segue invece le due attività che hanno aperto a Roma, mentre parliamo ogni tanto si alza per aiutare un suo dipendente a scaricare e mettere in ordine la merce. “Noi viviamo qui da tanti anni, i nostri figli ed io siamo cittadini italiani”, aggiunge Thomas. E Nancy ha mantenuto la cittadinanza indiana? “Si, perché noi abbiamo tante attività in India e per non renderci la vita troppo difficile laggiù io ho scelto di mantenerla”. Il che ti complica la vita qui…”Eh si. E tanto! Ogni volta che dobbiamo fare un viaggio devo cominciare a preparare i documenti almeno due mesi prima del resto della famiglia”. Circa un anno fa Thomas ha promosso insieme ad altri negozianti un’iniziativa veramente lodevole: quella di pulire i marciapiedi del quartiere poiché spesso la nettezza urbana arriva quando le strade dell’Esquilino sono davvero troppo sporche, in particolare lì, dove a due passi si trova il mercato coperto, frequentato da tutti i migranti di Roma e da tutti i romani del quartiere. Chiedo loro se abbiano altre attività e con grande orgoglio mi raccontano della ‘Mother and child foundation’ con la quale i coniugi Myladoor permettono alle ragazze madri di non finire per strada con i loro figli in seguito al rifiuto delle loro famiglie. La fondazione permette alle madri di partorire e di prendersi cura dei loro piccoli, di studiare e di essere inserite nel mondo del lavoro. I bambini e le mamme vengono ospitati in una struttura costruita appositamente per loro, e per fare in modo che le loro vite non siano perdute.

Chiedo loro come facciano ad avere il tempo e la voglia di fare tutte queste cose, e mi rispondono che in fondo loro fanno quello che sentono loro dovere fare, che non sono soli ma hanno una meravigliosa famiglia allargata ad amici carissimi che li sostengono e li aiutano.

Parlano di questi amici italiani e non italiani come se fossero la famiglia che hanno scelto di avere, “il razzismo che percepiamo crescere in Italia ha ovviamente tante eccezioni. E’ l’ignoranza che crea diffidenza e più di tutto questa costante sensazione di allarme sociale favorita dai media nazionali che sottolineano sempre che il tale delinquente era clandestino o extracomunitario e molto raramente trattano di esempi in cui lo ‘straniero’ è rispettoso delle leggi, ama l’Italia e ha scelto di viverci per questo”

“Io sono un cittadino italiano e così lo sono i miei figli, che sono nati e cresciuti qui, ma la nostra origine, il nostro colore ci rendono comunque stranieri. E’ ancora troppo difficile far valere i nostri diritti alla pari di ogni altro cittadino italiano.” Chiedo a Nancy se da quando è arrivata in Italia ha percepito un cambiamento degli italiani nei confronti degli stranieri. “Si” dice, “il comportamento è molto cambiato ed in peggio purtroppo. Sempre più spesso mi capita di essere oggetto di atteggiamenti razzisti nei luoghi più disparati, quando ero appena arrivata non succedeva. Dipende certamente dal fatto che trenta anni fa gli stranieri in Italia erano pochi, eravamo guardati con curiosità e trattati con rispetto. Ricordo un giorno in autobus: un uomo mi vide entrare, io ero vestita con un sari e lui che era in piedi perché tutti i posti a sedere erano pieni, disse ad un ragazzo ‘Alzati su, non vedi che è entrata una principessa?’. Certo, io non sono una principessa, ma adesso succede che quando sono sull’autobus le persone si discostano. Un giorno una donna avendomi vista ha avvertito le altre di tenersi strette le borse perché era entrata una ladra. Mi sono sentita umiliata”.

 
 
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