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La storia di Ana PDF Stampa E-mail

IL GRANDE VIAGGIO
Di Ana (9 anni, rumena)

Avevo tre anni quando mio padre è andato via da solo in Italia. Non lo so, perché ero troppo piccola. Poi mi ricordo che mamma al prossimo Natale è partita da sola senza di me, a incontrare papà, mancando da casa di più di due settimane.

In tempi di allora io non avevo più il senso del tempo che passa e mi sono sentita molto male senza mia madre, pensando che non tornerà più.
Quando io ho fatto cinque anni, mamma ha deciso di seguire papà. Mi ricordo che c’era la fine di grande vacanza, un’estate meravigliosa, con lunghe giornate calde, piene di gioia perché noi bambini giocavamo dalla mattina alla sera. Io non capivo cosa è Italia, dove è, e non pensavo che farò un lungo viaggio stanchissimo. Ero allegra perché andavo a vedere mio papà e ero felice che mamma mi prende con lei e non rimango da sola a casa come vi ho raccontato che si è successo l’altra volta. Tuttavia non capivo perché quando ci hanno fatto gli auguri di buon viaggio, la nonna, il nonno, mia zia, stavano piangendo. -Ma ritorno subito!- ho detto io alla mia cugina. Non è stato così perché non siamo ritornati più.
Non mi spiego perché siamo dovuti partire. Mamma e papà lavoravano, abitavamo vicino ai nonni, avevamo ancora una casa in campagna. Almeno a me non mi mancava niente, avevo tutto ciò che mi serviva. Cibo, giocattoli, libri, mia mamma sempre mi comprava vestiti e scarpe. In vacanza andavamo al mare, domenica mamma mi portava a vedere il teatro con i pupazzetti nel parco. Adesso lo so che i genitori hanno i loro problemi, i loro desideri, progetti che solo loro capiscono e fanno in modo che ai bambini non manca niente. Loro, con l’amore che ci circonda, mi hanno fatto vedere un mondo sempre meraviglioso,senza preoccupazioni, senza paura.
Siamo andati via di casa verso la sera. In pullman il mio posto era alla finestra. Potevo vedere meglio fuori e era comodo per dormire. Adesso lo so che il viaggio dura circa due giorni. In quei tempi, a soli cinque anni, capivo poco; mi sembrava che stavo da sempre in quel pullman e che non arrivavo mai da papà.
Mi piaceva quando il pullman aveva velocità. Dalla finestra avevo impressione che vedevo un film: le case diversamente colorate, più piccole oppure più alte, i fiumi che correvano insieme con noi, le colline con le vigne, le montagne con alti alberi di natale, le città, le pianure senza fine. Ogni tanto il pullman si fermava e tutti scendevano per andare nel bagno, per bere un po’ di acqua oppure per comprare qualche cosa.
Due o tre volte il pullman ha fatto la sosta un po’ di più e la gente scendeva e saliva.
Una volta, mi ricordo che era notte, freddo, mia mamma mi ha svegliata perché dovevamo scendere tutti. Adesso capisco che eravamo arrivate alla dogana con un altro paese. Sui sedili davanti a noi c’erano due ragazzi fratelli che andavano a incontrare la loro madre in Sicilia. Credo che erano veramente poveri perché non avevano quasi niente da mangiare. E come la mia nonna ci ha preparato una grande busta con panini e dolcetti per il viaggio, mi ricordo che la metà di questi mamma ha regalato a questi giovani. Sono stati molto contenti perché mangiavano con appetito e quando si alzavano sempre ci sorridevano e a me mi accarezzavano i capelli.
Dopo quel lungo e stancante viaggio in una sera siamo arrivati a Roma. Ci aspettava mio padre e mio zio con la macchina. Tutti gli zii e le zie da parte di mio padre sono in Italia da tanti anni. Hanno tutti la loro casa e abitano con le loro famiglie. Dunque non è stato difficile per papà di trovare una casa. Una piccola casa in quale c’è di tutto e in quale mi sento bene.
Subito mamma ha voluto che io andavo all’asilo, perché in Romania devi avere sette anni per cominciare la scuola però, sono andata direttamente nella prima elementare. All’inizio è stato molto difficile per me. Piangevo, volevo ritornare a casa mia perché non capivo per niente la lingua italiana e non potevo rispondere. Ma piano piano con l’aiuto di mia madre, delle maestre e delle mie compagne rumene di classe sono riuscita a sorpassare questo problema.
Adesso parlo benissimo la lingua italiana, bene la lingua rumena, però scrivo pessimo in lingua rumena. Ecco perché sarà mia madre a scrivere queste righe in rumeno.
Voglio ritornare a casa in vacanza per incontrare i miei parenti di nuovo, la nonna, i gatti, i pappagalli. Mio nonno è morto l’anno scorso e non lo rivedrò più. Qua mi mancano gli amici e non mi piace perché non ci sono i posti intorno ai palazzi per giocare con i bambini. Quando i miei genitori lavorano io sto da sola in casa con il mio criceto, i giocattoli, il televisore.
A me mi piace l’Italia, è molto bella, e adesso ho un po’ di amici. Mi piacerebbe rimanere qua. Ma non so che decideranno per il futuro i miei genitori.
Questa è la mia storia, i miei ricordi di viaggio a cinque anni, raccontati oggi da una bambina di nove anni.

 Ciao!!! 

(pubblicato dalla Casa dei Diritti Sociali - Focus.La raccolta delle storie dei bambini è stata compiuta da Daniela Dobre, mediatrice culturale, e Pino Zarbo)


                                                             
 
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